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meditazioni tratte dalla Bibbia

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IDEALISMO RELIGIOSO

47  Lettura biblica: Luca 24:11, 21

 

“Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da quando sono accadute queste cose”.

 

Gesù era risuscitato, era apparito alle donne che erano andate al sepolcro, ma a tutti… l’annuncio sembrava un vaneggiare. Qualcuno diceva, “Speravamo… invece… ”qui c’è tutta la delusione di chi non vede realizzarsi il suo amato ideale. Assomigliano tanto queste parole a quelle pronunciate da Naaman, capo dell’esercito dei Siri; si aspettava dal profeta Eliseo una maggiore attenzione e panegirico, ma ahimé, le sue parole con cui fu accolto per nulla rispondevano alle sue attese: “Naaman si adirò e se n’andò, dicendo: “Ecco, io pensavo: egli uscirà senza dubbio incontro a me, si fermerà là, invocherà il nome del SIGNORE, del suo Dio, agiterà la mano sulla parte malata, e guarirà il lebbroso” (2 Re 5:11). Tutti noi, più spesso di quanto crediamo, ci costruiamo delle immagini mentali a cui siamo morbosamente affezionati e ne pretendiamo, a qualunque costo, la concretizzazione. Certo, la coltivazione di sani ideali non è da liquidare frettolosamente con un giudizio poco benevolo, perché coloro che vi si dedicano manifestano un sincero attaccamento al bene e alla verità, ma spesso si avviliscono di fronte alla spudorata volontà da parte di molti di calpestare principi e valori sacrosanti. Purtroppo, il mondo reale è molto distante da quello ideale: chi rispetta principi sani spesso è definito sciocco, antiquato o bigotto.

Tutta altra cosa, però, è quell’idealismo religioso che si propone la riproduzione d’ideali che compendiano le nostre “idee” umane, piuttosto che di “fatti” puramente biblici. Il perfezionismo di taluni è precario e settario, perché fondato su una visione prettamente personalistica della vita cristiana. Misurare con il proprio metro è già, di per sé, segno di una sfacciata ipocrisia religiosa, ma quando poi quest’ideale si vuol vedere realizzato esclusivamente nella chiesa e non nel proprio cuore, negli altri e non in sé, è un chiaro sintomo di uno stravolgimento del messaggio evangelico. Il vangelo cristiano è la proclamazione di redenzione dal peccato attraverso il sacrificio di Cristo e non una filosofia di vita che consiste nell’osservanza d’insegnamenti etici volti alla creazione, in un illusorio sforzo umano, di una chiesa o di un mondo ideale.

Che faremo dunque, rinunceremo all’ideale per rassegnarci alla tristezza del reale? Niente affatto! Rinunciamo ai nostri ideali e abbracciamo i principi della croce. Vivremo beatamente con i nostri ideali e disprezzeremo ciò che è reale? Assolutamente no! Miriamo sempre all’ideale, ma non disdegniamo il reale: rifugiarci nel nostro piccolo mondo ideale ci allontanerebbe tanto da diventare inutili per noi e per gli altri. Sul monte della trasfigurazione Pietro presentò a Gesù una proposta, un’idea personale… “Come questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: Maestro, è bene che stiamo qui; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia. Egli non sapeva quello che diceva” (2 (Luca 9: 33). Ma ecco l’intervento di Dio… “Una voce venne dalla nuvola, dicendo" “Questi è mio Figlio, colui che io ho scelto: ascoltatelo” (Luca 9:35).

 

 

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