Questo è quello che Isaia profetizzò, delle sofferenze di Gesù, circa 700 anni prima del suo sacrificio sulla croce. Tutti
quelli che al tempo leggevano la profezia d’Isaia, erano perplessi, anche i più eruditi rabbini. Pochi erano quelli che capivano il senso di queste frasi ed aspettavano il compimento della
profezia. Simeone ed Anna erano tra questi e, più tardi, anche gli apostoli, i discepoli e chi faceva parte della chiesa. Filippo l’evangelista incontrò un personaggio che leggeva questa
profezia, ma non capiva. “L'eunuco, rivolto a Filippo, gli disse: Di chi, ti prego, parla il profeta"? "Di se stesso, oppure di un altro?” (Atti 8: 34). I quattro evangeli (detti Sinottici) attestano tutti i particolari delle sofferenze di Cristo descritte nella profezia di Isaia, tanto
da sembrare che il profeta sia presente alla flagellazione. Affermando che: Lo legarono come un malfattore, gli sputarono in viso, gli diedero dei pugni, lo schiaffeggiarono, lo flagellarono, gli
fu messa in testa una corona di spine ed in mano una canna con cui lo percuotevano.
Dopo tutto questo Gesù fu crocefisso, insultato, schernito e poi un soldato gli forò il costato con una lancia. Questo è
solo un elenco sommario delle sofferenze fisiche patite da Gesù. “Disprezzato e abbandonato dagli
uomini, uomo, di dolore familiare con il patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Nondimeno erano le nostre malattie
ch'egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui s'era caricato; e noi lo reputavamo colpito, battuto da Dio, ed umiliato! Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognuno di noi seguiva la
propria via; e l'Eterno ha fatto cader su lui l'iniquità di noi tutti. Maltrattato, umiliò se stesso, e non aperse la bocca. Come l'agnello menato allo scannatoio, come la pecora muta dinanzi a
chi la tosava, egli non aperse la bocca. Dall'oppressione e dal giudizio fu portato via e fra quelli della sua generazione chi rifletté che egli, era strappato dalla terra dei viventi e colpito a
motivo delle trasgressioni del mio popolo” (Isaia 53:3-4, 6-9).
L’Apostolo Paolo, accettava con piacere le varie
sofferenze… per conoscere quanto Cristo aveva sofferto senza ribellarsi, e nondimeno per conoscere la potenza della resurrezione. “Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, le sue sofferenze,
divenendo conforme a lui nella sua morte” (Filippesi 3:10). Paolo conosceva bene che Gesù, “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca” (Isaia 53:7). Senza, poi, considerare le
sofferenze, i tormenti interiori e l'agonia nel Getsemani, dove il sudore diventò come grosse gocce di sangue. “Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di
cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato!” (Isaia 53:4).