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meditazioni tratte dalla Bibbia

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SERVO MALVAGIO E PIGRO

Lettura biblica. Matteo 25:26 - 27 foto chiese 002

 

  “Servo malvagio e fannullone, tu sapevi che io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; dovevi dunque portare il mio denaro dai banchieri; al mio ritorno avrei ritirato il mio con l'interesse”. 

 

     Nella parabola dei talenti troviamo il paragone dei tre servitori che ricevendo dei beni dal suo padrone: il primo ricevé cinque talenti, il secondo due e il terzo uno. Al ritorno del loro signore, essi dovevano rendere conto del loro operato specifico, che gli fu comandato. I primi due furono fedeli, nell’incarico, d’investire il capitale e raddoppiando la soma affidatogli, facendo la gioia del loro padrone che li costituì sopra a molte cose e responsabilità. Il terzo servitore, al contrario non fu fedele né umile nei confronti del suo signore. A suo dire il suo signore era... “uomo duro, che mieteva dove non aveva seminato, e raccoglieva dove non aveva sparso” (Matteo 25:24). In conclusione, invece era per la sua pigrizia che nascose il talento che l’era stato affidato, causando l’indignazione e disprezzo del suo padrone e perdendo la ricompensa. Gesù termina la parabola (Lezione di vita cristiana e di comportamento), dicendo, “Gettatelo nelle tenebre di fuori”. “Ivi sarà il pianto e lo stridore dei denti” (Matteo 25: 30).

   Camminando nell’ubbidienza della volontà di Dio per fede comporta aspettarsi benedizioni, soddisfazioni ed anche premi, ma tirarci indietro dai doveri e non portare frutto alla gloria di Dio per rischi e timori si commette un grande errore. Un famoso proverbio dice: “Sbagliando s’impara”. Se non siamo pronti a sbagliare non potremo mai imparare per agire nel meglio possibile; è con l’esercizio che si raggiunge la perfezione. Facendo pratica si arriva ad avere la giusta dimestichezza e padronanza in qualsiasi campo sia professionale sia spirituale. Ci sono purtroppo due ostacoli che dobbiamo superare prima che possiamo dire di aver imparato il mestiere. 1) La paura di sbagliare ci blocca e c’impedisce di prendere qualsiasi decisione. 2) La pigrizia ci trattiene dal provare e ci convince che è del tutto inutile cimentarsi.

   Paolo scrivendo agli Efesi l’incoraggia a proseguire il cammino. “Perciò io vi chiedo che non veniate meno nell'animo a motivo delle tribolazioni ch'io patisco per voi, poiché esse sono la vostra gloria” (Efesini 3: 13). Per affrontare rischi e vicissitudini della vita ci vuole altro che la forza fisica, ci vuole intelligenza, impegno e soprattutto l’aiuto di Dio. Nella nostra vita di ogni giorno ci rendiamo conto che se non siamo vigilanti corriamo il rischio di non guardare più la realtà che ci circonda e non riusiamo più a distinguere il bene dal male. L’apostolo Paolo come uomo d’esperienza ha detto, Perciò, prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e dopo aver compiuto tutto il dover vostro, restare in piè” (Efesini 6: 13). Chi non vorrebbe sentirsi dire… Va bene, buono e fedele servitore; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore” (Matteo 25:23). Il pigro si crede più saggio che sette uomini che danno risposte sensate” (Proverbi 26:16).

 

Nota: Per questa meditazione e tante altre vedi sito, pastore evangelico Sergio Zucchi. 

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